Cronometri Omega 30mm (IT)

**** This article is available in both English and Italian. Questo articolo e’ sia in italiano che in inglese ****

Parte I:    Il calibro Omega 30mm

Questo movimento fu concepito nella seconda parte degli anni 30 da Henry Kneuss (assistente direttore tecnico Omega SA) con consulenza esterna di Paul Brandt e Otto Ahrens di Lucerna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo movimento fu costruito da Jean Pierre Mathey-Claudet e la produzione inizio’ nel Dicembre 1938. Il calibro fu prodotto, in tutte le sue varie forme e sottotipi di 30mm , fino al 1963 – per un totale di circa 3 milioni di pezzi in totale.

Il continuato successo di questo caibro era dovuto alle sue qualita’ di precisione e tenuta nel tempo, la sua facile messa a punto, la semplicita’ e logicita’ del movimento che lo rendevano uno dei preferiti degli orologiai.

Tutto questo non fu frutto del caso, ma legato alla ricerca tecnica Omega che identifico’ negli anni precedenti le proporzioni ideali dei vari component usati: venne usato il piu’ piccolo scappamento usato in calibri del genere, combinato con il bariletto e bilanciere delle massime dimensioni consentite dal calibro.

Le dimensioni del calibro 30mm sono: diametro 30mm. spessore 4.05 mm (secondi al sei) e 5.1 (secondi centrali). Le dimensioni del foro lancette del 30T2 e’ 0.75×1.40, per il 30T2SC e’ 0.95×1.70. Il bilanciere oscilla a 18000 A/h con un lift angle di 49 gradi.

La regolazione a viti sul bilanciere (un minimo di 8) e la compensazione bimetallica (con taglio Earnshaw) era quanto di meglio disponibile in quegli anni nei calibri da polso, quando la performance era spesso proporzionale al diametro del bilanciere stesso. Nella immagine che segue, a sinistra si vede il bilanciere bimetallico montato sui 30mm fino agli anni 50.

Nella fornitura post-1949, e nelle referenze anni 50, venne usato un bilanciere in berillio (a destra), la cui termocompensazione era uguale o superiore al bimetallico.

 

Il calibro 30 mm fu immediatamente usato prima negli Omega militari 6B/159, poi nell’ Omega WWW (wrist-watch-waterproof, orologi 30T2 che soddisfacevano gli standard WWW pubblicati dal Ministry of Defense Britannico). Gli Omega WWW insieme a quelli prodotti da altre 11 manifatture fecero parte della volgarmente chiamata “dirty dozen” . Una sua iterazione piu’ tardiva (cal. 283) fu di nuovo ordinata dal M.O.D. nell’ anno 1953, questa volta con secondi centrali.

I secondi centrali furono introdotti nel 1940, usando un ponte addizionale che forniva secondi centrali indiretti. Questa soluzione (gia’ usata nel cal 23.4 del 1936) era obbligata in quanto i secondi centrali diretti eran tecnicamente una impossibilita’ (perdita eccessiva di forza in un calibro di queste dimensioni).

A partire dal 1941 fu introdotta in alcuni cal. 30 la cosiddetta “finitura de luxe”, ovvero una doppia placcatura di rame su beryllium bronze (una lega di 2.25% berillio e rame) che rendeva il movimento sia piu’ resistente meccanicamente ed alla ossidazione, che esteticamente piacevole all’ occhio in quanto sembrava oro rosa. La “finitura deluxe” era completata da fini satinature curvilinee:

Un altro motivo per cui il cal. 30 rimane un beniamino degli orologiai e collezionisti, e’ la facilita’ con cui tuttora si trova fornitura NOS. Se il fornitore normale non avesse la parte, basta cercare in rete usando il numero del calibro seguito dal numero della parte – ed il successo e’ pressoche’ garantito. Per gli schemi di fornitura, il download dei pdf e’  qui:
cal.260
cal.261
cal.262
cal.265
cal.266
cal.267
cal.268
cal.269
cal.280, 281, 283
cal.284
cal.285
cal.286

Nella tabella qui sotto vengono descritti le varie tipologie di cal. 30, sia con i nomi originali, sia con i nomi che vennero messi in uso a partire dal 1949 (con il prefisso 26x per quelli con i secondi al sei e 28X per i secondi centrali). Fonte: Marco Richon, “Omega Saga”, 1998.

 

 

 

 

 

Negli orologi prima del 1949 la referenza era incisa sulla main plate (sotto il bilanciere), dopo il 1949 direttamente su uno dei ponti esterni:

 

Tutte le casse misuravano dai 33.0 ai 35.5 mm, in genere casse a scatto in tre parti con impermeabilita’ limitata. Alcune casse erano invece con chiusura a vite ed alcune con camicia in ferro dolce, per aumentarne la resistenza ai campi magnetici. Alcune casse (ref. 2609, 2580, 2505, 2620, 2506, 2544 e 2545) erano di dimensioni maggiori ed insolite per l’ epoca (dai 37 ai 38mm) ma perfette per i tempi attuali.

Il cal 30mm fu usato negli anni in tutte le sue evoluzioni tecniche ed in molte tipologie di Omega ben noti:

1- Omega WWW militare e 1953 RAF (come scritto sopra).

Dettagli su questi orologi possono essere trovati qui:

Moe (mmh): http://www.time514.com/BritishX.htm]www.time514.com/BritishX.htm

Franco (squelette): http://orologi.forumfree.it/?t=12435086

 

2- Omega Teddington (mercato Brasiliano)

Vedi articolo di Douglas Gravina:

www.watchprosite.com/?page=wf.forum…0673&pi=5461288

 

3- Omega Suveran. (mercato Svedese)

Questo non fu propriamente un orologio militare, ma fu prodotto durante la Seconda Guerra Mondiale ed unicamente per il mercato Svedese.
Furono marcati “Suveran” per rimarcare che il fine era di rafforzare la Sovranita’ ed indipendenza Svedese in un tempo di annessioni, volontarie o di natura bellica. Vennero prodotti per la Svezia e messi sul mercato solo tramite il Minstero della Economia Svedese, che quindi aveva il monopolio sulla distribuzione dei 30mm Omega in Svezia ed i conseguenti proventi.

Quste immagini sono di Thomas , collezionista danese (“tdn.dk”).

Questo e’ il mio, con le incisioni “ANTIMAGNETISK – VATTENTAT – STÖTSKYDDAD” ovvero “ANTIMAGNETICO – IPERMEABILE – RESISTENTE AGLI URTI” .

 

4- Omega Ranchero.

Referenza piu’ comune e’ la 2990-1, quadrante bianco o nero, indici e lancette luminose. Anno 1956. In genere cal. 267 o 268.

vedi:

www.watchprosite.com/?page=wf.forum…5913&pi=6723988

 

5- Omega Railmaster.

Il primo Railmaster venne prodotto nell’ anno 1957, ref. CK-2914, cal. 284. Una referenza del 1961-63, la 135.004, usava invece il cal 286 e fu usata per la Pakistani Air Force.

Un buon link: http://thespringbar.com/omega-railmaster-collectors-guide/

 

6 – Omega Seamaster 30

Furono prodotti in grande numero. Un prodotto di grande diffusione, fu prodotto in sole quattro referenze nella collezione 1962-1963 ma con molte tipologie di quadrante. Avevano un cal. 268/269 o cal. 286. Referenze erano le 125.003, 125.007, 135.003, 135.007.

Queste immadini provengono da Thomas (“tdn.dk”)

https://www.hodinkee.com/articles/the-value-proposition-vintage-edition-omega-seamaster-30

 

Parte II:   Cronometri manuali Omega

 

Le gare di cronometria

Gli osservatori astronomici sono stati da secoli in grado di determinare con grande accuratezza l’ ora esatta nel luogo, usando la osservazione astronomica in relazione alla latitudine e longitudine del posto.

La capacita’ di determinare con precisione il tempo dalla osservazione astronomica durante un viaggio in mare aperto (ovvero in un posto non fisso) e’ sempre stata problematica. Sono state offerte nei secoli molte soluzioni – incluso lo studio delle lune di Giove di Galileo e la occultazione lunare di Halley. Fu anche proposto di misurare la distanza dalla Luna in vari momenti del viaggio (Thobias Meyer) ma nessuno di questi metodi forniva una precisione sufficiente ed una usabilita’per la navigazione di grandi distanze.

La Commissione per la Scoperta della Longitudine in Mare (Commissioners for the Discovery of the Longitude at Sea, i.e. Board of Longitude) fu formata dal Governo britannico nel 1714. Il fine era di ammistrare una serie di premi per incoraggiare inventori e scienziati a risolvere il problema di detrminare con accuratezza la longitudine in mare aperto.

I premi andavano da 10,000 a 20,000 sterline per metodi che garantissero uno scarto di longitudine fra i 110km ed i 56 Km. All’ epoca erano l’ equivalente di 1.3 milioni/2.6 milioni di sterline.

La teoria di John Harrison lo porto’ a costruire almeno cinque orologi cronometrici che hanno fatto storia. Visto che la Terra ruota ad una velocita’ costante, c’e’ una correlazione diretta fra longitudine e tempo. Quindi se il navigatore poteva conoscere il tempo esatto in un luogo di cui conosceva le coordinate esatte, la differenza fra questo tempo di riferimento ed il tempo locale, avrebbe dato la posizione della nave rispetto al punto di partenza.

Il problema era di avere a bodo un orologio capace di essere accurato nonostante I cambi di temperatura, umidita, e sollecitazioni meccaniche, e che quindi mantenesse per settimane e mesi l’ ora esatta del luogo di partenza.

John Harrison costrui’ orologi sempre piu’ vicini all’ ideale, ben sponsorizzato ma senza mai vincere il premio della Commissione. Ma il cronometro K1 di Kendall (copia del suo H4) era a bordo della nave di Cook quando scopri’ l’ Oceania. In seguito i “cronometri da marina” erano dotazione essenziale per le navi, e sono stati usati fino agli anni ’70, quando altri metodi di localizzazione/posizionamente furono disponibili.

Un interessante video e; stato prodotto da Nova TV baasato sul libro:  Dava Sobel, Longitude, Fourth Publisher, 1995 – ISBN 13: 978-1857025026  .     Ed e’ visibile su Youtube    (URL:    https://www.youtube.com/watch?v=NENPdT4LASw)

Un gran bel libro sull’ argomento che consiglierei vivamente:: R. Dunn, R. Higgitt -Ships, Clocks, and Stars: The Quest for Longitude- Harper Publishing, 2014 – ISBN 13: 978-0062353566

Se Harrison porto’ ad uno sviluppo fenomenale della cronometria, e’ anche vero che il gold standard per la accertamento dell’ ora esatta e quindi la conoscenza del mantenimento dell’ ora esatta risiedeva negli Osservatori Astronomici.

E quindi negli anni i vari Osservatori europei ebbero, fra i tanti progetti, anche la funzione di validare la precisione degli strumenti di misurazione del tempo. Ed i vari Osservatori lanciavano gare di cronometria – Kew in Inghilterra, Besancon in Francia, Ginevra e Neuchatel in Svizzera, e Glashutte in Germania. Gli stessi fornivano anche bollettini di Marcia cronometrica ai vari produttori di orologi.

.

Ovviamente nelle varie competizioni, per esser in grado di confrontare orologi con caratteristiche simili , furono create categorie di spessore e diametro. Negli anni 40 venne fuori prepotentemente l’ importanza delle gare nella categoria 30mm, e la Omega si butto’ a capofitto in questa categoria di gare, progettando e perfezionando calibri cronometrici da 30mm.

Insieme alla valenza tecnica di chi costruiva l’ orologio, facevano parte del “reparto corse” delle varie case degli specialisti – i “regleurs de precision” , che lavoravano con una serie di movimenti fino a trovare i due o tre da portare alle gare. A forza di regolazione fina, sostituzione di parti chiave, uso di lubrificanti speciali , riuscivano a ceare pochi movimenti che poi portavano alle gare cronometriche. E spesso lo stesso movimento in molti anni successivi.

E cosi’ il cal. 30 della Omega, ed i suoi “regleurs”, ottennero negli anni ottimi risultati nelle competizioni piu’ prestigiose, di gran lunga il 30mm con piu’ successi in assoluto.

Per approfondire sulle gare di cronometria del secolo scorso, consiglierei:

1- Fritz von Osterhausen, Wristwatch Chronometers: Precision Mechanical watches and Their Testing, ISBN13: 978076430375, Schiffer Book publisher

2- http://orologi.forumfree.it/?t=28323875

3- http://orologi.forumfree.it/?t=44625306

2-B I primi cronometri Omega 30mm: ref. 2254 e 2192

Nel 1941 la Omega lancia il suo primo Cronometro Omega da 30mm.

L’orologio e’ disponibile in una cassa con chiusura a vite (ref. 2254) o una a scatto (ref. 2192). Tutti i ref. 2254 che ho visto sono secondi centrali, l’ unico ref. 2192 conosciuto e’ con i secondi al sei. Il movimento non ha ancora ne’ la finitura “de luxe” , ne’ la fine regolazione a farfalle. I movimenti sono dei 30T2SC ed un 30T2, rispettivamente.

I quadranti hanno la scritta “Chronometre” curva sopra il logo Omega, caratteristica mai piu’ vista nei Cronometri Omega da 30mm. Il 2254 ha il fondello a vite ed è waterproof, il 2192 ha la cassa a scatto.

Le anse sono doppie, a scalino, e la corona non e’ firmata,  come visto in altri Omega di quest’ epoca.

Dagli estratti Omega i movimenti risultano ambedue prodotti nell Agosto 1941. In ambedue i casi sul registro Omega risulta che sono stati consegnati con un “Bulletin de marche” – ovvero certificazione cronometrica. Come indicato, ovviamente qualcuno ad Omega aveva regolato questi orologi in maniera da aumentarne la precisione e raggiungere i canoni cronometrici.

Sono stati visti due esemplari di una referenza simile, la <b>2244</b>. La cassa è praticamente la stessa della 2192, con le anse a scalino ed il fondello a scatto. Il movimento è un 30T2SC con regolazione cronometrica, quindi secondi centrali. Il quadrante in ambedue i casi non è originale, quindi non sappiamo come era inizialmente. Il 2244, come il 2192, sembrerebbe essere circa 1 mm piu’ sottile del 2254, probabilmente per la chiusura differente della cassa.

Quindi, dei cronometri 30mm con movimento 30T2 e 30T2SC (non-Rg) abbiamo, per ora:

Ref. 2254, secondi centrali, cassa a vite.
Ref. 2129, secondi al sei, cassa a scatto.
Ref. 2244, secondi centrali, cassa a scatto.
E, come scrive Erich (mac_omega, PuristPro), manca all’appello una riferenza 2xxx con secondi al sei, cassa a vite.

A questo proposito, ho trovato interessante questo orologio, venduto da Bonhams nel 2014.

L’orologio, ancora una volta, e’ dell’ estate del 1941 (Luglio) e fu consegnato con un Bulletin the Marche.    Usa pero’ il calibro cronometrico  R17,8 e non un 30mm.  Ma mostra che un quadrante con la scrutta “cronometre” ad arco e la secondina al sei esisteva, ed in una cassa a vite – anche se con la ref 2144 ed anse dritte.

Nelle ultime settimane, un altro cronometro con cal. R17,8 ma con cassa in oro giallo 18K, e’ stato ottenuto da un collezionista londinese (“thetimekeeper”) che ha acconsentito a condividere queste immagini:

Una variante della ref. 2254 fu prodotto piu’ tardi dalla Omega, ma con differenze significative. Il quadrante ha scritte orizzontali, ed il movimento e’un 30T2SCRg

Il movimento ha quindi finiture “deluxe” ed ha tutte le caratteristiche del tipico 30T2SCRg.

La cassa e’ a vite, ma non ha le iscrizioni esterne del primo 2254. Corona, anse, lancette sono invece esattamente come nel primo.

Un particolare del logo nei due orologi. Nel primo 2254 e nel 2192 la scritta chronometre e’ sopra al logo Omega – cosa che non sara’ piu’ vista in nessuna altro cronometro 30mm.

L’ordine dello scritto nel logo da ora in poi sara’ sempre:

1-Omega simbolo

2-Chronometre

3-Omega.

Un altro interessante particolare del primo 2254 e’ la presenza di un singolo rubino bianco (per facilitare la visualizzazione dell’ olio) sul ponte d’ancora, particolare che verra’ ritrovato in molti, ma non tutti, calibri 30T2SCRg e 30T2Rg..

Degno di nota questo 2254 (o 2244?) in oro giallo, con movimento Rg e cassa a scatto. Purtoppo il quadrante ristampato non ci permette di sapere come era in origine.


2-C   Il movimento cronometrico 30mm, i.e. 30T2SCRg e 30T2Rg

I movimenti 30T2SCRg e 30T2Rg hanno sicuramente un aspetto di prim’ ordine:

(Source: Marco Richon, “A Journey through time”, 2007 Omega Ltd, ISBN 978-2-9700562-2-5)

La struttura del movimento e’ del tutto simile al normale 30T2, ma ha avuto la “finitura de Luxe” ovvero una spessa ramatura su beryllium bronze (una lega di 2.25% berillio e rame), con una fine satinatura curvilinea (source: SteveG’s Launchpad):

Movimento smontato al tavolo del mio valente orologiaio:

Il movimento cronometrico, aveva delle piccole differenze strutturali dal 30mm ( cal. 260), e sul documento delle furniture sono cosi’ elencate:

Si dice che ne siano stati prodotti in tutto 18,000 esemplari, montati nella varie referenze. La differenza in finitura di queste parti e’ evidente nelle immagini a seguire. Tutte le parti sembrano rifinite “a specchio” con anglage.

Inoltre I ruotismi hanno denti piu’ profondi che probabilmente posono ingranare in maniera piu’ consistente ma che richiederanno anche una migliore messa a punto (source: SteveG’s Launchpad). Il nostro MauriceDV pensa invece che piuttosto che una lunghezza maggiore, <i>il taglio delle ruote di queste versioni cronometro fosse effettuato con maggiore cura rispettando il profilo epicicloidale.  “In effetti e’ noto che per quelli da competizione … i régleur dedicavano molto del loro tempo anche alla perfezionamento del ruotismo, lucidando a specchio perni e pignoni per ridurre gli attriti controllando e riducendo le tolleranze al minimo. Credo che prestassero cura anche al taglio dei denti delle ruote. (MauriceDV)”

Ma la parte che subito balza agli occhi come specifica di questi movimenti cronometrici, e’ il sistema di regolazione (source: SteveG’s Launchpad):

Le parti di regolazione sono specifiche di questi calibri:

Ma piu’ tardi anche furono usate in altri movimenti cronometrici , come il 343 del 1950, automatico a martelletto:

Una altra parte specifica e’ il bilanciere, bimetallico con viti di regolazioni, e taglio Earnshaw.

 

Il taglio Earnshaw e’ immediatamente vicino al raggio del bilanciere, mentre il celebrato taglio Guillaume e’ piu’ distante dal raggio. Visibile nella foto che ho spudoratamente sottratto a Nicola1960:

Ecco immagini del bilanciere completo (part n. 262-1327) di fornitura originale. Bimetallico, viti di regolazione , taglio Earnshaw (tipo 1 nella immagine di Nicola).

(source: SteveG’s Launchpad)

Da fare attenzione, se si dovesse trovare una offerta, e’ che il 262-1327 della fornitura anni 50, e’ in Glucydur – ovvero bilanciere con viti ma non tagliato, e monometallico (vedi tipo 3 nella immagine di Nicola). Anche I movimenti post-1950 montavano il bilanciere in Glucydur:

 

E’ interessante la domanda: ma con il cambio di nomenclatura del 1949, e’ mai stato avvistato un calibre con la scritta 262/281 incisa sul ponte, invece che 30T2SCRg/30T2SC sulla main plate?    La risposta e’ probabilmente no, ma la scritta venne usata sui p   onti di fornitura post-1950. Notare nella immagine la assenza del numero serial, che veniva poi aggiunto in base al seriale del pezzo sostituito , ma con il prefisso “R” (ovvero “replaced”).

 

La cosa notevole e’ che la gran parte di queste parti differenti, in realta’ poco avevano a che fare con la abilita’ di performance cronometrica a livello di gara. L’amico Erich (macOmega) di PurstPro.com, ha di recente acquisito questo cronometro Omega 30mm in veste da gara:


E’ notevole vedere le racchette di regolazione “normali”, le finiture molto essenziali, ed il bilanciere che e’ di tipo Guillaume (tipo 2 della immagine di Nicola), come specificato nel “bulletin de Marche”. Ovviamente I “Regleurs de Precision” usavano un bilanciere diverso per gli esemplari da gara, come anche visto in questo altro esemplare (bilanciere Guillaume)

Nelle gare i vari movimenti venivano testati nelle varie posizioni, a varie temperature, ed in alcune gare anche a diverse tensioni della molla di carica:

Interessante la documentazione che veniva data alla vendita degli orologi:

Il “Certificat de Marche” non specifica il tipo di bilanciere usato, ma delle centinaia di 30T2SCRg e 30T2Rg che ho visto, nessuno aveva un Guillaume. Tutti un bimetallico col taglio Earnshaw, qualche volta meno rifinito in realta’ perche’ rimpiazzato ad un certo punto della sua vita con uno di provenienza 30T2 (dopo aver cambiato la staffa del bilanciere, visto che il cronometro non aveva Incabloc).

 

Parte III: Cronometri 30T2Rg and 30T2SCRg

3-A Referenze 2364, 2365, 2366 and 2367.

Queste sono di gran lunga le referenze incontrate piu’ di frequente.

2364 cassa 33mm, 30T2Rg
2365 cassa 33mm, 30T2SCRg
2366 cassa 35.5mm, 30T2Rg
2367 cassa 35.5mm, 30T2SCRg

La cassa della Ref. 236x e’ in tre parti – lunetta, carrure e fondello a scatto. Il fondello nei modelli in acciaio ha sempre la referenza, in quelli in oro invece appare il seriale di cassa ed il simbolo Omega.

Le casse furono prodotte in acciaio, oro rosa 18K, oro giallo 14K e 18K. Alcuni modelli (soprattutto per il mercato Argentino) con lunetta in oro rosa e cassa in acciaio.

Le casse dei 2366 e 2367 avevano anche una anello di ritenzione in ottone per il movimento.

La corona in genere non era firmata. Negli anni molti hanno ricevuto corone di fornitura Omega , sottili e circa 6mm di diametro.

Ecco una serie di quadranti originali, che insieme alle pubblicita’ (vedi sotto) possono fornire elementi per riconoscere una tipologia oruginale Omega dai tanti quadranti di fantasia.

Questo sono quadranti cosiddetti “scientific”, caratterizzati da sottili linee perpendicolari che li dividono in quadranti, e cifre applicate su un binario argentato e spazzolato in modo circolare.

Queste sono simili, ma con cifre arabiche e interne al binario argentato.

Questi sono quadranti bitonali stampati (“indelebili”) con cifre art deco.

E questi sono altri quadranti tipicamente cronometrici.

 

Un tipo di quadrante per la  ref. 2366  e’ apparso di recente in Uruguay.   Non ha indici applicati o luminosi,  e non ha l’indicazione “swiss made”.

 

3-B  refrenze insolite e piu’ rare

3-B-1 Ref 2410

Una referenza piuttosto rara e’ la 2410. Questa referenza e’ uno dei due cronometri 30mm con fondello a vite (l’altra e’ il 2254 che abbiamo gia’ visto).
Questa referenza usa unicamente il 30T2SCRg con finitura “de luxe”

Pubblicita’ dell’ epoca:

Questi sono due esemplari di Bill Sohne, che sono le due tipologie esistenti del 2410: CK2410, 30SCRg acciaio e CO 2410, 30SCRg acciaio con lunetta in oro 14K. Bill Sohne fu la persona che molti anni orsono mi introdusse ai cronometri Omega 30mm.

E questo e’ il mio 2410, con indici originali al radio (controllato con Geiger)

Il fondello mostra molte firme di orologiai che sono intervenuti sul 30T2SCRg. Notare che in questa referenza viene sempre usato un anello di ritenzione piuttosto che le due classiche viti fermacassa. In questo mio orologio ancora non ho fatto cambiare alcune parti che sono di finitura standard 30T2 (1100-Rocchetto; 1101-1102 Rocchetto a corona con nocciolo; 1104 cricco). Ho le parti necessarie, ma ancora non ho mai portato l’orologio in revisione.

Questo e’ uno splendido 2410 di msn_watch, PuristPro Omega.

Una altra particolarita’ di questa referenza e’ la presenza all’ interno del fondello di un numero a tre cifre, chee’ poi riportato all’ interno della parte mediana della cassa. Si pensa ache sia una sorta di “riferimento interno” per aiutare gli assemblatori ad avere sempre la corretta chiusura della cassa.

Due esemplari le cui foto sono apparse in rete, notare lo splendido esemplare con quadrante antracite.

3-B-2 Omega chronometer ref 14159 and ref. 2363

Di questo cronometro ne ho visti solo due esemplari. Il primo, che ho ancora, e’stato a Bienne per un servizio completo ed installazione di un quadrante cronometrico che, nel 2001, ancora avevano in magazzino . Se fosse stato ristampato in-house non so, ma ricordo che la tipologia degli indici era esattamente la stessa di quello iniziale.

 

Questo l’ estratto che ottenni da Mr Diethelm, in cui veniva identificato come ref. OT14159:

 

Il secondo, comprato da me a Pistoia e tenuto per pochi mesi, e’ stato poi ben documentato dal prossimo proprietario, i.e. l’amico Roberto Ortolani. Ecco le sue foto dell’ orologio:

Roberto Ortolani riusci’ anche ad avere l’ immagine della fiche originale dagli estratti Omega (a destra sotto), che lo identificano come ref. 2363

 

Non ho idea perche’ risultino due referenze diverse a Bienne, e non escluderei che ci possa essere stato un errore. Sul libro “Journey through time “ di Richon, viene indicato come OT 14159.

3-B-3 Fab Suisse

Questi sono cronometri con cassa di produzione Omega Besancon (MBF, Maison Brandt Freres) e quadrante marcato “Fab Suisse” per indicare che il movimento e’ di origine svizzera. Cassa dalle linee molto pulite, splendide anse a lira, molto particolari:

Da notare sulla cassa in oro nazionale Francese, il marchio Omega ed il punzone del Falcone, simbolo dell’ oro 18K nei manufatti francesi.

 

Come si vede da questo estratto, i movimenti venivano mandate come tali ad Omega Besancon, che poi provvedeva le casse ed i quadranti.

Ecco un altro esemplare venduto in rete di recente. Notare i numeri seriali molto vicini al primo, e la scritta “Fabrique en Suisse” sul movimento.

Un secondo tipo di Cronometro Rg “Fab Suisse” ha anse massicce e non rastremate, ed un attacco che necessita barrette femmina per il cinturino. Immagini fornite da Michael Cohen (merchandiser):

Di recente e’ stato messo all’ asta (Antiquorum, Maggio 2019) una delle piu’ rare referenze del cronometro 30mm, la ref. 14169. Ha una cassa molto ampia (37mm) molto simile al Vacheron ref. 4907 ed ha anse diritte e molto massiccie. La cassa e’ stat prodotta almeno in oro rosa ed oro giallo 18K.

Dopo avere subito controllato in rete la ref. 14169, ho trovato altri cronometri ref 14169 chronometres nel passato. Quello in basso a destra e’ da un catalogo Antiquorum del 2004 , a cui si riferisce Antiquorum nella asta odierna (penso pero’ che fosse una ristampa).

Il movimento e’ un nrmale Rg, con un seriale coevo a tanti alri Rg (1940-1945):

3-B-4 Omega 30T2SCRg piece unique di Benzinger

 

Questo cronometro era il mio n.13, intorno al 2003-2004. Si rivelo’ subito un orologio pieno di sfortuna, in quanto il quadrante molto presto comincio’ a scurirsi con la esposizione all’ aria, ed il movimento fu rimesso a posto meravigliosamente da un famoso orologiaio austriaco, che pero’ nel suo entusiasmo cambio’ la finitura alle platine del movimento.

Decisi di trasformare la mala fortuna in un pezzo unico , e mandai il quadrante da Jurgen Causemann e l’ orologio dal Jochen Benzinger, un famoso artigiano che ancora non era la superstar di oggi.
Jochen aveva un piccolo laboratorio a Pforzheim, con un gran numero di machine da guilloche’ (engine turning) e solo tre persone nel suo gruppo. All’ epoca favceva gia’ piccole edizioni scheletrate per la IWC e la JLC.

Alla base di questa mia “follia” c’era un bistrattato ref, 2367. E questo e’ come erano state “rifinite” le superfici dell’ orologio:

Avevo visto Benzinger fare altri orologi con uno scheletrato parziale, ovvero contro uno sfondo colorato in blu. E questo fu l’ effetto finale nel mio Omega:

Nelle fasi intermedie della scheletratura, i ponti vennero marcati e preparati con la placcatura prima di consumare i vari ponti e placcare la platina posteriore

<

 

Questo fu il risultato del lavoro di Benzinger:

 

Il quadrante versava in condizioni pietose, e quindi venne ristampato da Jurgen Causemann:

Per completare il tutto, nel fondello fu inserito un fondello in vetro zaffiro:

 

Ovviamente, richiesi specificamente che venissero mantenute tutte le iscrizioni e parti tipiche del cronometro, per mantenere ben presente la identita’ iniziale dell’ orologio.

Ho ricevuto una tonnellata di critiche per questo orologio, ma sinceramente visto le condizioni ben distanti dalle originali dei materiali di partenza, sono ancora ben contento della scelta.

3-C    I  “Quasi cronometri”

Penso sia appropriato avere una sezione sui “quasi cronometri”, in quanto, visto la differenza in prezzo fra I 30T2 normali ed I cronometri, in rete si trova descritto come “cronometri” degli orologi che nulla hanno a che fare con la cronometria. Ma ci sono alcuni calibri cronometrici “non canonici” che nelle intenzioni della manifattura dovevano avere sfumature cronometriche.

Omega Teddington

Gli Omega Teddington sono orologi per il mercato Brasiliano, contraddistinti da una ottima performance cronometrica, una stellina sul quadrante ma senza avere parti specifiche nel movimento. Furono lanciati nel 1940, quindi tre anni prima dei cronometri Rg.

Dalla descrizione della Ref. 2271nell’ Omega Vintage database:  “The red star which is sometimes featured under the Omega logo identifies the watch as being equipped with the same type of caliber as the one obtaining the best results in the 1940 Kew Teddington precision competition.”

Questo non vuol dire che qualsiasi Omega 30mm, con quadrante ristampato con stellina, sia un Teddington. Deve prima essere una delle ref. indicate (CK2271; DR2189; OT2271), poi essere consegnato al mercato brasiliano, e per ultimo avere confermato nel estratto Omega queste sue caratteristiche.

Ecco alcuni Teddington del nostro grande amico Douglas Gravina:

Un altro Teddington che fu prodotto piu’ tardi (anni 1954-1955) e’ la ref. 2619:

La 2619 fu anche prodotta per il mercato svizzero. Non e’ chiaro pero’ se tutti I 2619 erano qualita’ teddington.

Cal. 283

Secondo Bienne, l’ Omega Pilot ’53 (ref. 2777-1) montava un calibro 30 SC T3 – 283, con “special adjustment in four positions to less than 10 seconds per day”. Questo mostra quanto era possibile regolare questi Calibri ad ottenere prestazioni cronometriche. La cassa e le sue prestazioni antimagnetiche pure si rivelarono estremamente funzionali, e fu alla base del “Railmaster” del 1957. Il che non giustifica che tutti I 283 su eBay possano essere spacciati per cronometri.

Ma esistono dei rari 283 in cui la Omega fece un passo ulteriore:

Facciamo un passo indietro. Bill Sohne trovo’ un Railmaster non comune, sia come quadrante che come movimento:

Le tre cose insolite di questo orologio erano:
1- la cassa (la 2777-1 era quella dell’ Omega Pilot ’53)
2- il quadrante, che era una versione Bianca dell’ Omega pilot, ma senza pheon
3- ed il movimento che aveva una regolazione micrometrica a “collo di cigno”.

Sembrava una assurda combinazione di eventi (fra l’altro mai si era visto un collo di cigno su un 30mm), ma dopo estenuanti comunicazioni con il Museo Omega, queste furono le conclusioni: il movimento e’ genuino, ed e’ espressione di pochissimi 283 prodotti con il collo di cigno con relazione cronometrica.

I disegni tecnici furono trovati in archivio (vedi sopra0, con la scritta a matita “Cancelled on December 14th 1957” – per cui non ebbero seguito.

Nel tempo, Bill ha scovato in tutto una decina di questi movimenti nelle mani di vari collezionisti, e quasi tutti risultano originariamente consegnati in Canada.

Ed il suo “Railmaster” e’ anche entrato fra le immagini del libro di Marco Richon, “A Journey Through Time”:

Omega ref 1894 del centenario

Questo trio di orologi fu lanciato nel 1994, per commemorare il centenario della fondazione di Omega. In questa occasione, Omega uso’ il cal 269 e 286, che erano fuori produzione ormai da tre decadi.

Tre versioni, prodotti come 100 confezioni delle tre orologi, piu’ 1894 della versione in oro rosa.

1- Ref. BA 135.1894 con quadrante a cloisonné a motivo floreale. Cassa in oro giallo 18K, cal. 286, bilanciere monometallico, incabloc, cassa 35.7mm, spessore 11.2, fondello a vista. Iscrizioni sul retro relative alla serie limitata.
2- Ref. AT 125.1894, quadrante bitonale in argento, cassa in platino.
3- Ref. BG 125,1894, quadrante bitonale oro rosa, cassa in oro rosa 18K.

Gli ultimi due avevano il cal 269, bilaniere monometallico , incabloc. Anche senza avere le parti cronometriche classiche, grazie alle nuove tecnologie impiegate offrivano prestazioni di tipo cronometrico.

Sicuramente la parte estetica dei classici cronometri non fu ricreata (ruote non trattate a specchio, regolazione normale, ruote non particolarmente curate) , ma come prodotto degli anni 90 questi movimenti offrono prestazioni di tutto livello , ed anche Incabloc che mancava nei cronometri originali.

Omega ref. 1894 per il mercato Giapponese 

Questi furono prodotti in edizione limitata per il mercato giapponese, con quadranti del tutto differenti da quelli del centenario. , 1894 per ognuna delle tre version. Tutte sono con cassa in oro rosa 18k, diametro 35.8, spessore 10mm. In tutti il calibre 269 ed iscrizioni relative alla serie limitata. Tutti sono ref. BG 125.1894.

3-D    Corredo e pubblicita’

Corredo

Questi cronometri probabimente venivano vendutiin una di queste due tipologie di scatole:

La scatola specifica per I cronometri manuali era pero’ questa, con interno in raso marrone o anche color avorio o dorato in varie combinazioni:

Il tipo di documentazione che veniva fornito insieme al cronometro e’ visibile in questo annuncio. In basso a destra col bordo rosso ho incluso il “Certificat de Marche” che abbiamo gia’ visto.   Ho censurato un bracciale inguardabile.

Fibbie e cinturini 

Delle fibbie e cinturini di questi cronometri, si puo’ dire molto poco con certezza. Dalle pubblicita’ dell’ epoca si puo’ vedere che la maggior parte dei cinturini erano in pelle semplice (probabilmente pigskin) di vari colori, con impunturatura ai bordi, alle anse ed alla fibbia.]

Le fibbie, come le corone, non avevano il marchio Omega. Esemplari degli anni ’50 probabilmente avevano le prime fibbie firmate semplicemente “Omega” sul retro. Qualcosa del genere:

Materiale pubblicitario

Di seguito riporto immagini di pubblicita’ dell’ epoca, che ho accumulato negli anni:

 

Questo e’ un cartoncino pieghevole / libretto pubblicitario, che ho acquisito un decina di anni orsono:

 

Un grande libro su questi cronometri:

Ho appena ricevuto (12 Maggio 2019) quello che considero la nuova Bibbia di questo argomento.  E’ scritto da Erich Lexer (Mac_omega su vari forums), che e’ semplicemente oltre che amico, l’unica persona a cui mi posso riferire in questa nicchia, piu’ della casa madre, piu’ di chiunque alro.

Il libro si chiama “Omega 30mm Chronometer”, ed e’ enorme sia fisicamente che per contenuti.

Ovviamente ero familiare su molti topic, ma per esempio ho saputo solo ora della esistenza di certe altre referenze cronometriche, degli squisiti dettagli a me ignoti sulle versioni per mercati specifici, e tante altre piccole cose di enorme interesse per l’ appassionato ma anche il commerciante o il perito.

Insomma ho passato (e passero’) dei weekend di studio di questo libro.

PS: Tanto per chiarire, non ho nessun interesse personale – ho pagato il libro per intero ed ho intenzione di consumarlo con la potenza della mia lettura !

Rivolgersi all’ autore per sapere di piu’: edition.lexer@gmx.net

Conclusioni

Guardando il risultato finale, mi rendo conto che voler scrivere la storia dei 30mm e soprattutto dei cronometri 30T2SCRg e 30T2RG, e’ stato un po’ troppo ambizioso. E conseguentemente un po’ troppo voluminoso, scusatemi.

Mi farebbe piacere se, nelle prossime settimane potessi ricevere tutte le vostre critiche costruttive, commenti e magari materiale aggiuntivo da chi ne sia in grado.

Vorrei ringraziare I miei primi mentori nel campo, in primis Bill Sohne e Christian Rothe, ed altri cultori della materia , Erich (mac_omega) e SuitbertW (PuristPro) per l’aiuto ricevuto, anche solo leggendo I loro posts sui vari forum internazionali.

Ciao
Franco